Nella stupenda cornice di Palazzo Barberini, che dal 2006 ospita una parte della collezione della Galleria Nazionale di Arte Antica, è possibile ammirare alcune delle opere più belle del barocco romano.

Uno dei miei quadri preferiti è un dipinto di Valentin de Boulogne: La cacciata dei mercanti dal tempio (olio su tela, 1618 circa).

Questo splendido capolavoro del pittore francese, oltre infatti a evidenziare il talento straordinario del giovane Valentin, rappresenta una chiara testimonianza di quel movimento artistico che si sviluppa ai primi del Seicento noto con il nome di Caravaggismo.

Caravaggio scomparso a Porto Ercole (Provincia di Grosseto) nel 1610, aveva dato alla pittura di quegli anni una spinta innovativa quasi rivoluzionaria, tanto da contagiare una schiera di artisti differenti per formazione e nazionalità. Inoltre le sue opere spesso criticate quando il maestro lombardo era ancora in vita, avevano avuto un successo non indifferente tra i maggiori collezionisti romani come i Giustiniani e Mattei, da sempre attenti ai cambiamenti e alle innovazioni. Il Caravaggismo quindi non era una vera e propria scuola, visto che il Merisi era di indole solitaria e spesso in aperto contrasto con i suoi colleghi, piuttosto una moda nata dall’attrattiva per quello stile rivoluzionario e proseguita per esigenze di mercato.

Ma solo alcuni pittori riuscirono a carpire la religiosità e la grandezza morale che si celavano dietro il crudo realismo del maestro lombardo, Valentin è uno di questi.

La cacciata dei mercanti dal tempio è un tema piuttosto comune alla cerchia di questi pittori nonostante il Caravaggio non lo abbia mai dipinto. Eppure la versione di Valentin non risente delle influenze degli altri caravaggeschi ma dialoga direttamente con Caravaggio.

Il gesto perentorio del Cristo è il motore dell’intera composizione da cui si dipartono le diagonali lungo le quali si accalcano e cadono i mercanti spaventati. Il personaggio accasciato per terra non può non ricordare il San Matteo nel Martirio di San Luigi dei Francesi, il bambino in fondo a destra è il “fratello” di quello di Caravaggio sempre nel Martirio e perfino il volto del Cristo riecheggia quello della Vocazione di San Matteo. Anche la composizione molto più “chiassosa” di quella dei suoi contemporanei, così ricca di personaggi, tutti disposti su più piani, ricorda le composizioni delle ultime opere del maestro lombardo. Ma è nella dicotomia tra il gesto impetuoso del Cristo, e il suo volto tristemente malinconico che sta tutta la grandezza del pittore francese. È nella statura morale del Cristo che è costretto a scacciare, invece di accogliere, che Valentin si fa interprete della grande forza morale delle opere del Caravaggio tanto da essersi guadagnato la fama del “migliore e più autentico caravaggesco francese.” (Cuzin)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.