Fra i papi dei primi secoli del Cristianesimo, Silvestro I occupa un posto di primo piano per le storie al limite del “mitologico” che lo vedono protagonista nei ben ventuno anni del suo pontificato. Non si hanno notizie né sulla data di nascita né sull’identità certa dei genitori, mentre si sa che fu eletto al soglio di Pietro come successore di Milziade nel 314, restando in carica fino alla morte nel 335.

Va sottolineato che l’epoca storica in cui visse Silvestro fu cruciale per l’affermazione e il consolidamento del Cristianesimo, visto che il suo pontificato corrispose quasi integralmente con il regno di Costantino (312 – 337). Nel 313 l’allora imperatore d’Occidente promulgò, congiuntamente al suo omologo orientale Licinio, l’Editto di Milano, allo scopo di porre ufficialmente termine a tutte le persecuzioni religiose e proclamare la neutralità dell’Impero nei confronti di ogni fede. Il papa all’epoca dell’editto era Milziade, al quale Costantino, una volta posto fine alle persecuzioni, accordò il diritto di riavere tutti gli edifici ecclesiastici e i possedimenti che in quegli anni erano stati confiscati ai cristiani.

Molto è stato detto sul ruolo dell’imperatore nell’affermarsi della fede cristiana e sui suoi rapporti con Milziade prima e appunto Silvestro poi. Secondo il Liber Pontificalis, l’imperatore sarebbe stato in posizione subordinata rispetto al pontefice, rapporto ratificato e letteralmente messo “nero su bianco” nel 313 dalla cosiddetta Constitutum Constantini (la “Decisione di Costantino”).

Il documento ratificava la cessione al papa e ai suoi successori da parte dell’imperatore del primato sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme) oltre alle insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’intero Impero Romano d’Occidente. L’imperatore avrebbe poi confermato la donazione di proprietà estese fino in Oriente e, in particolare, la proprietà del palazzo Lateranense come atto di donazione personale a Papa Silvestro.

Si tratta in realtà di un falso, come dimostrato già nel 1440 dall’umanista Lorenzo Valla. Il documento fu probabilmente creato tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo per rafforzare la legittimità del potere temporale della Chiesa e permettere ai pontefici di rivendicare la sovranità sui propri territori. La realtà storica del IV secolo fu ben diversa, con Costantino in posizione assolutamente egemone e papa Silvestro come “esecutore” della volontà imperiale.

Eppure, per secoli l’inganno della Constitutum alimentò il mito di Silvestro come vera guida spirituale e politica del neonato impero cristiano, attribuendogli poteri addirittura soprannaturali come testimoniato da documenti successivi quali la Vita beati Sylvestri o gli Actus Silvestri.

La donazione stessa non sarebbe altro che il risultato della miracolosa guarigione di Costantino sofferente per la lebbra e “graziato” da Silvestro dopo essersi convertito e aver ricevuto il battesimo.

Narra infatti la leggenda che l’imperatore, colpito dalla malattia, rifiutò la disumana cura suggeritegli dai suoi medici, ossia un bagno nel sangue di bambini sacrificati. Una notte, gli apparvero in sogno i santi Pietro e Paolo cosicché l’indomani Costantino decise di mandare a cercare Silvestro, nel frattempo fuggito sul monte Soratte. Il papa rivelò all’imperatore l’identità delle due figure che aveva visto la notte prima e decise di salvarlo attraverso il battesimo. Costantino guarì dalla lebbra, riconobbe il vero Dio e decise di sottomettersi all’autorità papale, cedendo a Silvestro il potere supremo.

Per rendersi conto dell’importanza che questa leggenda ebbe nei secoli del Medioevo è sufficiente ammirare uno dei più incredibili cicli pittorici di Roma, quello dell’Oratorio di San Silvestro presso la basilica dei Santi Quattro Coronati, edificato nel 1246 e conosciuto come “la Cappella Sistina del Medioevo”.

Sempre nell’oratorio, sulla parete destra, è possibile ammirare i frammenti di un altro episodio leggendario che vede Silvestro protagonista, quello della resurrezione del toro. La vicenda sarebbe addirittura alla base del riconoscimento del Cristianesimo come unica vera religione. Nella leggenda la madre di Costantino, Elena, viene descritta come simpatizzante dell’ebraismo. Papa Silvestro si sarebbe dunque impegnato in una disputa contro 12 rabbini per decidere quale fosse la vera religione. Negli Actus Silvestri sono riportate dodici altercationes o dispute, che trattano di diversi argomenti. All’ultima sarebbe stato portato un toro al quale uno dei rabbini avrebbe soffiato nell’orecchio il nome di YHWH, facendolo immediatamente morire, mentre papa Silvestro, pronunciandogli all’orecchio il nome di Cristo, l’avrebbe subito resuscitato. A seguito di tale dimostrazione il Cristianesimo sarebbe stato riconosciuto come la vera religione. Elena si sarebbe dunque convertita e sarebbe in seguito partita per il suo viaggio a Gerusalemme in cerca della Croce di Cristo.

Una terza leggenda che ebbe molto credito nel Medioevo è quella della cattura e uccisione del drago che infestava la città, più precisamente l’area dell’antico Foro Romano. Essa narra di un enorme drago che aveva la sua tana in un antro localizzato tra le rovine del tempio dei Castori e la fonte di Giuturna e ogni giorno seminava morte e distruzione, avvelenando l’aria con il suo alito pestilenziale. L’imperatore decise dunque di rivolgersi a Silvestro, che già aveva sconfitto una creatura simile a Poggio Catino con l’aiuto di due angeli. Il papa pregò la Madonna, discese nell’antro del drago assieme a due chierici e, non appena la bestia aprì le fauci, Silvestro invocò Cristo. Il drago divenne improvvisamente mansueto, permettendo al pontefice di chiudergli la bocca con un filo e trascinarlo fuori dall’antro come fosse un cagnolino. La bestia venne quindi uccisa dai cittadini, che lo seppellirono e costruirono sul luogo della sepoltura la chiesa di Santa Maria Liberatrice, poi Santa Maria Antiqua.

È facile notare come anche in questo caso la leggenda sottolinei il passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo. L’area del Foro fu per secoli il cuore della città pagana, numerosi templi vi furono eretti e quello dei Castori era uno dei più antichi e venerati. Non stupisce quindi che l’antro del drago, simboleggiante il Male pagano in agguato nell’oscurità, fosse localizzato proprio lì. La tradizione della caverna da cui esalavano i miasmi del drago potrebbe avere una spiegazione se non razionale quanto meno “giustificabile” se si pensa che proprio in quel punto passa ancora oggi la Cloaca Maxima, la più grande opera fognaria di Roma. Si può forse ipotizzare che le esalazioni provenienti dal collettore fossero interpretate nel Medioevo come il respiro mefitico del drago, nascosto nell’ombra e pronto a colpire chiunque osasse avvicinarsi.

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