Passeggiando nel cuore del rione Esquilino lungo via Giolitti, tra le tentacolari propaggini della Stazione Termini e lo storico teatro in stile liberty Ambra Jovinelli, si arriva alla splendida chiesetta di Santa Bibiana. Inglobata come è dagli edifici della Stazione, solo un occhio attento può scorgere quest’isola perfetta nascosta tra il caos delle macchine che tramite il sottopassaggio omonimo si immettono in San Lorenzo.

All’interno della chiesa, prima opera di architettura del Bernini di cui il restauro gli era stato commissionato da Urbano VIII per il giubileo del 1625, troviamo uno dei capolavori meno conosciuti della produzione dell’artista: la statua di Santa Bibiana sull’altare maggiore. Uccisa all’età di quindici anni, la santa è ritratta appoggiata alla colonna simbolo del suo martirio, con la mano destra alzata e la sinistra che regge la palma altro simbolo del martirio e della vittoria sulla morte.

La statua rappresenta la prima opera pubblica di soggetto sacro dell’artista. In quest’opera già si vedono tutti i caratteri rivoluzionari dello stile del Bernini. Dopo l’attento studio sui nudi improntato su un naturalismo di stampo ellenistico come si vede nelle statue della Galleria Borghese (dello stesso periodo), Bernini qui guarda ai grandi pittori classicisti del seicento, in particolare, alle devote sante di Guido Reni, con la bocca socchiusa e il volto rivolto verso l’alto, caratteristiche che Bernini trasferisce nel marmo per suggerire il sopraggiungere di una visione. La piccola finestra ricavata nella volta doveva far spiovere la luce sul volto della santa, favorendo quell’effetto chiaroscurale che avrebbe fatto la fortuna di tante sue opere posteriori. Ma è il panneggio della veste, con cui l’artista si cimenta per la prima volta, a dare all’intera composizione quel vibrante effetto pittorico e quel dinamismo che renderanno le sue opere immortali.

I chiaroscuri suggeriti dalle pieghe della veste, la mano alzata della santa e il suo volto trasognato sintetizzano in unico stilema la bellezza ideale dell’arte classica e le forme ed i gesti teatrali tipici del Barocco.

Con quest’opera Bernini inaugura un nuovo stile: quello stile “romano” classico e barocco allo stesso tempo, sospeso tra il naturalismo ellenistico e la realtà scolpita dall’immaginazione dell’artista che è capace di concepire qualsiasi cosa.

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