Il colore rosso ha molteplici significati: rappresenta il sangue, la passione, il lusso, l’amore. Non c’è dubbio che questo colore sia da sempre uno dei più famosi e apprezzati nella storia del genere umano. Da quando poi, qui in Italia, si è deciso di marcare con dei colori il rischio crescente del contagio da Covid-19, finire in zona rossa (la zona con il rischio più alto), come aimè è capitato a molte regioni proprio in questi giorni, è l’incubo di tutti. Ma vi siete mai chiesti perché il governo abbia scelto proprio il rosso per indicare le zone più a rischio? So che per molti di voi questa domanda potrà sembrare pleonastica, è evidente, il rosso è il colore dei divieti, lo si vede nei segnali stradali, nelle luci del semaforo, nelle avvertenze scritte in corsivo dove ci consigliano di fare attenzione, insomma è sempre intorno a noi. Ma vi siete mai chiesti perché? Eppure, come ho scritto all’inizio, il rosso ha anche dei significati positivi, e allora da dove nasce questa ambivalenza.
Nelle righe che seguiranno proverò a farvi una piccola storia di questo colore, per vedere come mai ha assunto certi significati e come questi sono cambiati (se sono cambiati) dalle origini a oggi.

Come ci tiene a ricordare il professor Michel Pastoureau, il più grande esperto di storia dei colori, la simbologia è una disciplina legata a determinati fattori culturali e muta in base alle epoche e alle aree geografiche. Non esiste nulla di universale, e ciò che assume un significato in Occidente ne ha uno completamente diverso in Oriente, quindi in questo mio breve scritto prenderò in esame la storia del colore solo qui in Europa occidentale, visto che sarebbe troppo lungo e forse inutile cercare di farne una storia universale, dato che i simboli cambiano significato in base ai diversi contesti geografico-culturali.

Il rosso è stato uno dei primi colori a entrare nella nostra cultura, le modalità di utilizzo dei suoi pigmenti erano già conosciute dall’arte paleolitica, come ci dimostrano gli animali incisi e dipinti sulle pareti della grotta di Chauvet in Francia. In questo periodo veniva ricavato dalla terra ocra rossa, poi già dal Neolitico si cominciò ad utilizzare la robbia, un’erba dalle radici tintorie che continuerà ad essere utilizzata fino al Rinascimento.

In epoca preistorica e per tutta l’epoca romana gli verranno attribuite capacità psicopompe: accompagnerà l’ultimo viaggio del defunto verso il mondo dei morti (era il colore che caratterizzava gran parte del corredo funerario). Virgilio, nell’Eneide, ci racconta dell’ematite rossa e dei fiori dai petali rossi nella tomba del padre come segno di buon augurio. Fiocchi rossi venivano regalati ai bambini per proteggerli dal diavolo durante tutto il Medioevo, era considerato un colore profilattico.

Per molti secoli il rosso è stato il simbolo del colore per eccellenza, tanto che in molte lingue la parola “rosso” è sinonimo di colorato. In latino, ad esempio, la parola coloratus significa anche rosso, così come in castigliano il termine colorado. Nelle lingue slave lo stesso gruppo di parole che indica il colore rosso, indica anche il concetto di bello. In russo, rosso vuol dire anche bello: la Piazza Rossa è la Bella Piazza.

Legato indissolubilmente a due elementi quali il fuoco ed il sangue, questo colore fin dalla antichità comincerà ad essere letto in maniera ambivalente. Se da una parte assorbirà in sé i simboli del potere e quelli religiosi (era il colore caro a Marte), dall’altra rimanderà ai crimini e alla guerra.

Nell’antica Roma abbiamo due tipi di rosso: il cinabro (solfuro di mercurio già noto ai Greci, tossico) come testimoniato dalle pitture della Villa dei Misteri a Pompei, e il rosso porpora.

Cinabro

Grazie a quest’ultimo avviene il passaggio da colore “aristocratico” che simboleggia la ricchezza e lo sfarzo a colore del potere. Secondo una leggenda la scoperta del rosso porpora sarebbe dovuta al cane di Ercole che si sarebbe tinto il muso di rosso giocando in spiaggia con alcune conchiglie.

Il rosso così diventa il colore dell’impero e solo l’imperatore può portarlo, pena la morte per chiunque altro osi indossarlo. Una delle dinastie degli imperatori di Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, verrà definita proprio porphyrogenneta cioè nata nel rosso (letteralmente nata nel porfido, pietra di colore rosso).

Sarcofago di Sant’Elena, IV sec. d.C., porfido rosso, Museo Pio Clementino, Sala Croce Greca, Musei Vaticani, Roma

Con l’avvento del Cristianesimo il rosso cambia significato ma mantiene la stessa importanza: è il colore del sangue di Cristo e simboleggia il suo sacrificio. Diventerà dapprima il colore dei crociati (pronti a versare il loro sangue per difendere la cristianità) e poi dal XIII secolo comincerà ad essere indossato stabilmente sia dai cardinali che dal Papa (sempre in chiave cristologica).

Ma rosso è anche il colore delle fiamme dell’inferno (l’inferno medioevale è rosso e nero: il rosso delle fiamme che non rischiarano e non illuminano e il nero delle tenebre), del peccato ed anche il diavolo comincerà ad essere raffigurato di rosso.

In molte raffigurazioni, come ad esempio, nelle straordinarie vetrate della cattedrale di Ulm in Germania, l’angelo che scaccia Adamo ed Eva dal Paradiso è vestito di rosso, così come nel famosissimo affresco, dal medesimo tema, del Masaccio nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze. In questo caso il colore rappresenta l’autorità divina, ma comincerà per assimilazione ad indicare anche lo stesso peccato che questa autorità vieta e punisce, infatti in moltissime rappresentazioni, come in alcune miniature del XII secolo, anche Caino viene vestito di rosso dando però a questo colore un’accezione negativa, il rosso dei crimini di sangue (l’uccisione di Abele).

Quindi anche i criminali, i peccatori ed i traditori cominceranno, nel Medioevo, ad essere rappresentati vestiti di rosso o addirittura con i capelli rossi. Giuda viene spesso rappresentato con i capelli rossi e la barba rossa. Anche le prostitute, colpevoli del peccato della lussuria, saranno raffigurate con i capelli rossi.

Masaccio, Cacciata dei progenitori dall’Eden, affresco, 1424-25, Cappella Brancacci, Chiesa di S. Maria del Carmine, Firenze.

All’inizio del Rinascimento alle due materie prime che danno i pigmenti rossi si aggiungono il chermes, un insetto parassita delle querce tipico dell’Europa Orientale, carissimo, ma molto più brillante del rosso opaco della robbia, il cinabro artificialis o vermiglione (sintesi di cinabro e zolfo) e il minio o rosso di piombo.

In questo periodo, questo colore è ancora il colore principe, nonostante il blu stia guadagnando terreno. Il rosso con le sue ambivalenze è ancora legato all’amore/lussuria, alla giustizia/crimini di sangue e correlata punizione. Anche i giudici vanno vestiti di rosso, inoltre questo colore caratterizzerà le tavolozze di tutti i più grandi pittori del Cinquecento e Seicento, da Raffaello a Rubens.

Poi con l’arrivo della riforma protestante, questo ruolo egemone viene messo in discussione: il rosso è il colore dei papisti, il simbolo della Chiesa di Roma. Lutero e Melantone, soprattutto quest’ultimo, si scagliano contro questo colore, così sfarzoso, ritenuto essere il colore della Meretrice di Babilonia. Con il decalogo di Melantone sui colori, il rosso finisce nel novero dei colori “disonesti” e nella Ginevra di Calvino c’è addirittura un’ordinanza che disciplina l’uso dei colori, e vestire di rosso è fermamente vietato pena la morte! Il rosso comincia a scomparire dalla tavolozza dei pittori protestanti, basti guardare a Rembrandt che è calvinista.

Negli anni ‘70 del Seicento, con la scoperta dello spettro luminoso da parte di Newton, il rosso decade ufficialmente ai margini della società a scapito del blu, ormai centrale (e lo sarà ancora di più nel Romanticismo, dove sarà il colore dell’eroe romantico per eccellenza: il Werther di Goethe veste di blu). Nella nuova classificazione dei colori (quella attuale, dove scompaiono il bianco e il nero, i due non-colori), il rosso, andrà a finire all’estrema destra dello spettro, visto che dopo ci sono solo gli infrarossi che gli uomini non vedono.

Così fino al XIX secolo il rosso, rimarrà in una posizione periferica all’interno della cultura europea fino all’avvento della Rivoluzione Francese. Da lì in poi assumerà il significato politico attuale: quello di colore dell’estrema sinistra.

Il 17 luglio del 1791 durante una manifestazione a Parigi per la destituzione di Luigi XVI, venne fatta alzare dal sindaco Bailly una bandiera rossa per disperdere la folla, come era costume all’epoca, ma in quell’occasione la Guarda Nazionale sparò senza preavviso uccidendo cinquanta persone: furono i primi martiri della Rivoluzione. Da quella volta la bandiera rossa diventò il simbolo dell’insurrezione. Il rosso poi divenne il colore della bandiera della Comune di Parigi (1871). Nel 1921 diventerà il colore della bandiera ufficiale del Partito Comunista e conseguenzialmente della bandiera dell’U.R.R.S prima, e della Cina di Mao Tze Dong dopo.

Il rosso sarà anche il colore simbolo del Maggio francese del ‘68.

Questo colore nel XXI secolo sarà associato alla velocità (motivo per cui diventerà il colore della Ferrari), della moda (il rossetto) e del fashion (il red-carpet), del Natale e delle festività più in generale, riacquistando così alcuni significati positivi. In un sondaggio su scala europea è emerso che il rosso, nel decennio che va dal 2002 al 2012, è il terzo colore preferito dai cittadini europei (il 12%) dietro al verde e al blu che è di gran lunga il colore preferito con il 45% dei voti (addirittura in Italia con il 55%).

Ma allora perché ancora oggi è il colore che più di tutti è associato ad un divieto e ad una punizione?

Perchè essendo stato per lungo tempo il colore di un potere assoluto (imperiale e monarchico), ci richiama ancora oggi quell’autorità e soprattutto la punizione ad essa associata in caso non dovessimo rispettarne le regole, anche se ormai siamo in democrazia. Del resto, ancora oggi il rosso è il colore delle leggi e malgrado i tempi cambino, i simboli restano e il colore rosso sarà sempre sospeso tra il fuoco ed il sangue.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.